Catenaccio #100
Le nostre greatest hits, Thiago Motta, Joselu e tanto altro.
Questo è il numero #100 di Catenaccio, una newsletter che parla di sport, cultura e società.
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IL CONTROPIEDE
La sportellata settimanale di Gabriele Moretti
Oggi Catenaccio arriva a un grande traguardo, sfondando il muro delle 100 pubblicazioni (senza contare numeri brevi, speciali, vacanzieri, ferragostani, …), un traguardo che abbiamo raggiunto solo e soltanto grazie alla vostra fiducia, all’attaccamento, ai continui feedback positivi arrivati sia con parole dolci sia con dati di fatto: la continua crescita del pubblico di questa newsletter e la costanza con cui, sabato dopo sabato da ormai più di quattro anni, voi lettori continuate ad aprire e sfogliare l’email senza cestinarla o abbandonarla nel dimenticatoio. Intrattenere raccontando storie, analizzando, commentando l’attualità, è il nostro scopo e la fiducia che il pubblico ripone e ha riposto nei nostri confronti, la migliore gratificazione possibile. Come piccolo ringraziamento un po’ romantico e amarcord, abbiamo deciso di offrirvi un “best of” del Contropiede, una lista di quelli che riteniamo essere i 10 migliori pezzi pubblicati in questa rubrica negli anni, anche e soprattutto perché chi si è iscritto ultimamente possa ripercorrere a grandi linee il percorso che ci ha portato fino a qui.
Giocare meno, giocare meglio (2020)
Già quattro anni e mezzo fa Guardiola sosteneva che in Europa si giochino troppe partite e che questo fosse un grave problema per la tenuta fisica dei calciatori. Dall’uscita di questo articolo, le cose sono andate peggiorando e Guardiola (con tanti altri) non ha smesso di lamentarsene.C’erano Garibaldi, Robin Hood e Brian Clough (2020)
Il Nottingham Forest è una squadra leggendaria per qualsiasi amante del calcio da quando, tra il 1978 e il 1980, vinse due Coppe dei Campioni dopo aver vinto la First Division da neopromossa. Meno nota è però la storia della sua maglia e del legame con l'eroe dei due mondi.Gli Stan’s Men: un calcio all’apartheid (2020)
Dopo la sua straordinaria - e quasi infinita - carriera in Inghilterra, Stanley Matthews ha dedicato parte della propria esistenza a sviluppare il calcio a Soweto, la più grande e famigerata township sudafricana, combattendo contro povertà e apartheid.Calcio, denaro e potere nell’Ungheria di Orban (2021)
Gli esorbitanti investimenti statali (in gran parte finanziati grazie a fondi europei) hanno permesso a Orban di riportare il calcio ungherese sulla scena internazionale, ricavandone consenso e soprattutto riempiendo le pance degli oligarchi che sostengono e foraggiano il partito di governo.
Calcio scommesse: una storia globale (2021)
Come un manipolo di criminali singaporiani è stata in grado di manipolare per anni il calcio professionistico internazionale.
Jorginho aveva paura di tirare un calcio di rigore (2021)
Diversi studi statistici e psicologici mostrano chiaramente come le possibilità di segnare quel famigerato rigore nel match di ritorno contro la Svizzera fossero molto basse.
Calcio e schiavitù, una rotta globale (2021)
Sedotti e abbandonati da procuratori e società senza scrupoli, in Africa migliaia di giovani ogni anno per seguire il sogno del calcio finiscono nella spirale dello sfruttamento e del traffico di esseri umani.
A Gaza anche il calcio è sotto assedio (2023)
Da molto prima dell’invasione post 7 ottobre, tanto Israele quando Hamas hanno il calcio, i calciatori e le infrastrutture calcistiche tra i principali obiettivi civili.Apologia della King’s League (2023)
Ovvero di come il massimo esempio di calcio-entertainment sia anche la cosa più vicina alla forma più pura del calcio: il gioco finalizzato al mero divertimento.I combattimenti tra vacche sono una cosa seria (2024)
Ogni anno, tra la primavera e l’autunno, in Val d’Aosta ha luogo uno degli eventi più spettacolari a cui abbia mai assistito: le Batailles des reines, un torneo di combattimenti (incruenti) tra vacche tra urla in patois, fontina ed ettolitri di vino rosso.
4-4-2
Sport e numerologia con Alessandro Ginelli.
100 - Come i numeri di “Catenaccio”: una newsletter nata nelle stanzine buie di 5 persone e che nel corso di questi 100 numeri ha saputo togliersi delle belle soddisfazioni. Non possiamo che ringraziarvi della fiducia che ci riconoscete il sabato mattina, quando scegliete di leggere le nostre rubriche.
8 - Il percorso di Gasperini sulla panchina dell’Atalanta durava da 8 anni quando è arrivato il suo culmine, in una ventosa sera di maggio a Dublino. L’apice del percorso è stata una delle migliori prestazioni collettive che si ricordino nel calcio moderno, con la Dea capace di annichilire le velleità del Bayer Leverkusen, che vede interrompersi a 51 la sua incredibile striscia di imbattibilità.
5 - Come le tappe vinte da Tadej Pogačar in un Giro d’Italia 2024 a cui lo sloveno è comunque pronto a regalare un ultimo assolo nella tappa odierna. Il dominio di Poga-Star è stato talmente evidente da non risultare nemmeno noioso. È invece quel tipo di dominio che resta nei libri di storia, che fa innamorare un popolo di un fenomeno, proprio come sta succedendo agli italiani con Tadej.
4 - Come le Premier League consecutive conquistate dal Manchester City di Pep Guardiola. Non era mai successo nella storia del calcio inglese che una squadra vincesse quattro titoli in fila e averlo fatto in questa condizione di competitività, parametrato alle possibilità di investimento di tutte le squadre della massima serie inglese, è uno dei più grandi successi di Pep Guardiola. Inoltre: la Premier è stata quest’anno l’unico grande campionato a decidersi all’ultima giornata, per fortuna.
30 - Come gli anni che sono passati dalla tragica scomparsa di Ayrton Senna, che tra ciò che è successo a Imola e ciò che succederà a Montecarlo, sta ricevendo dal mondo della Formula1 (e non solo) il riconoscimento doveroso a un’icona del nostro secolo. Ayrton è stato infatti molto più di un pilota ed è esattamente l’incarnazione del concetto di legacy.
5 COSE
Matteo Orlandi ha 5 opinioni su tutto.
Manca ancora la fatidica ufficialità ma Thiago Motta è destinato ad essere il nuovo allenatore della Juventus. Al netto di una narrazione che lo schiera tradizionalmente tra i cosiddetti “giochisti” (che parolaccia…), Thiago Motta ha in realtà mostrato nelle sue esperienze di essere un allenatore particolarmente raffinato nella cura della fase difensiva, amante di fasi di possesso ragionate e mai sopra ritmo, appassionato di esterni duttili e capaci di aiutare nella metà campo difensiva. Tutte caratteristiche che potremmo ricondurre al miglior fu Massimiliano Allegri, di cui Thiago Motta raccoglie un’eredità quasi spirituale. Finita in totale autocombustione l’esperienza allegriana, la Juventus proverà intelligentemente a ripartire da un allenatore che sembra tatticamente il regen del suo più recente passato, almeno nella sua antica versione scintillante. Servirà aprire le finestre e far entrare grandi boccate di aria fresca. Cinque giocatori della rosa attuale bianconera che siamo curiosi di vedere allenati da Thiago Motta.
1 - Manuel Locatelli
Locatelli rimane il più grande dilemma del triennio allegriano. Parliamo di un centrocampista tecnicamente non di alto livello o di un giocatore limitato dal contesto tattico di Allegri? E’ un regista o una mezzala? Il miglior Locatelli si è visto a Sassuolo, mezzala a due di fianco ad un regista purissimo come Maxime Lopez; Allegri non ha mai utilizzato questo sistema di gioco, lasciando Locatelli sempre ultimo baluardo davanti la difesa, spesso con il timone rotto tra le mani. Possiamo immaginare Locatelli à la Freuler in un 4-1-4-1? La certezza è che dopo tre anni di indulgenza, in cui Locatelli ha perso la Nazionale conquistata a Sassuolo, la prossima stagione sarà la stagione decisiva per capire il peso e il vero valore della sua esperienza in maglia Juve.
2 - Federico Gatti
Gatti è uno dei giocatori più cresciuti nel triennio allegriano. Nella finale di Roma la sua performance difensiva ha raggiunto picchi di livello inatteso; la sua ferocia agonistica ne nasconde i limiti tecnici e la presenza in area di rigore è diventata già quasi proverbiale, decisiva per sbrogliare diverse matasse noiose. Può funzionare Gatti in una difesa a quattro? E se diventasse la pezza per il buco sulla destra bianconera? Con Posch (difensore centrale in Austria) ha funzionato. Attenzione.
3 - Federico Chiesa
Chiesa e Allegri non si sono trovati. Ci hanno provato in ogni modo, fidandosi molto l’uno dell’altro ma la scintilla non è mai scoccata; Allegri vedeva in Chiesa una seconda punta con una quindicina di gol nelle gambe, ma era solo un abbaglio. Con l’arrivo di Thiago Motta, Chiesa dovrebbe essere nuovamente dirottato nel suo habitat naturale, sulla fascia. Servirà tanta abnegazione difensiva; Thiago Motta ha pur sempre panchinato un dribblomane come Orsolini (un giocatore molto simile a Chiesa) per la legna estrosa di Saelemakers. Chissà.
4 - Nicolò Fagioli
Come sarebbe andata la Juventus con Fagioli in questa stagione? Sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente no, ma il pensiero di aver perso un anno della crescita di questo raffinato centrocampista fa prudere il naso; Spalletti, con una scelta profondamente coraggiosa, lo ha momentaneamente inserito nella lista dei trenta: una dimostrazione di fiducia quasi esagerata. Il futuro è ancora suo.
5 - Andrea Cambiaso
Cambiaso conosce Thiago Motta, che lo ha però utilizzato in modo più scolastico di quanto non abbia fatto Allegri, il quale ad un certo punto della stagione si è quasi consegnato nelle mani dell’ex Genoa e Bologna, improvvisamente diventato fulcro centrale nella povera costruzione di possesso juventina. La crescita di Cambiaso è evidente ed esistono ancora margini. Thiago Motta chiede ai terzini grande partecipazione in mezzo al campo; Cambiaso, fresco di rinnovo, ha tutte le potenzialità per diventare bandiera della Juventus del futuro.
LA QUALITÀ CI HA ROTTO IL C**O!
I momenti più imbarazzanti della settimana secondo Leonardo Salvato.
Sembra che sia passata una vita nel frattempo, eppure è passato solo un anno da quando l'Arabia Saudita si stava comprando il calcio: mentre guardavamo, impotenti, tanti dei nostri migliori calciatori come Neymar, Koulibaly, Verratti, Milinkovic-Savic, Benzema andare tutti via in quelle che noi vedevamo, per quanto dorate, pur sempre delle gabbie, interrogandoci su cosa ne sarebbe stato di noi nel vecchio continente, probabilmente in pochi avranno fatto caso che, tra quei nomi, ci fosse anche quello di Ciprian Tatarusanu. Forse vi ricorderete di lui, come di Troy McClure, per aver difeso le porte di Fiorentina e, pur se come secondo di Donnarumma prima e di Maignan poi, del Milan. Se vi foste dimenticati di lui, il centesimo numero di questa rubrica esiste appunto per farvi tornare lo stress post-traumatico di aver affidato alle sue insicure e sudaticce (a giudicare da come gli scappano via facilmente i palloni) mani il destino della vostra squadra del cuore. Perché è giusto ricordarsi di riguardare nell'abisso, persino una volta che se ne è riemersi: proprio per ricordarsi che se ne può uscire. E che i petroldollari non fanno la felicità, ovviamente.
Se ci sembra ormai chiaro che il sorpasso dell'Arabia ai danni dell'Europa non c'è stato già quest'anno, un grosso ruolo lo hanno giocato non solo le grandissime del continente, ma anche quelle appena fuori dall'élite: in questo senso, la finale di Europa League è stata un toccasana per gli amanti del calcio, che non devono per forza attendere le gare della "sorella maggiore" - la Champions League - per vedere dello sport ad altissimi livelli. A trionfare, come sanno tutti coloro i quali non abbiano aderito in settimana al programma Apollo e siano sbarcati sulla luna - è stata la magnifica Atalanta di Gasperini trascinata da un Lookman capace di camminare sulle acque. Anche noi, che di solito disprezziamo la qualità, non possiamo non omaggiare il traguardo storico della squadra bergamasca, riproponendo un potenziale turning point della partita: siamo già sul 2-0 quando, al termine di una bella combinazione a tre, Grimaldo si trova davanti alla porta. Il resto, ovviamente, è storia...
Se la finale di Europa League è stata così avvincente, chissà cosa ci sarà da aspettarsi da quella di Champions, che vedrà sfidarsi il Borussia Dortmund e il solito, immancabile Real Madrid. Una squadra, quella di Ancelotti, che si sta preparando nel miglior modo possibile a questa partita: col titolo spagnolo già in tasca, le merengues non devono far altro che andare in giro per la Spagna, tra un pasillo d'honor e l'altro, a sgranchire le gambe e provare schemi, magari traendo indicazioni su chi possa effettivamente dire la propria a Wembley. Se infatti tutti, persino un carneade come Joselu, può essere eroe per una notte, chi non sembra neanche sulla strada per Londra è Dani Ceballos: un calciatore dalla tecnica sopraffina, dotato di un repertorio di finte capace di confondere qualunque avversario, persino sé stesso...
I CONSIGLI DEL DIRETTORE
La lezione che ci ha dato Giampiero Gasperini, di Michele Cecere [ARTICOLO]
"Il primo trofeo della carriera di Gasperini è coinciso con una lezione morale", così ha esordito Michele Cecere nello splendido pezzo uscito sui nostri canali dopo il trionfo dell'Atalanta in Europa League, e valli a dare torto... Giampiero Gasperini è stato capace di imporre alla sua squadra ed al calcio internazionale le idee che hanno permeato per 20 anni la sua carriera, e poco male se con l'Atalanta (ripeto, con l'Atalanta) non era ancora arrivato prima di mercoledì alcun titolo. Nessuna coppa, a maggior ragione oggi, vale più di questo. Da leggere tutto d'un fiato.In campo, a cura di Ultimo Uomo [RASSEGNA CINEMATOGRAFICA]
"In Campo" è la rassegna di documentari di Ultimo Uomo, prodotta in collaborazione con CineAgenzia. Un progetto ambizioso, che permetterà di visionare in tantissimi cinema di tutta Italia, 3 documentari sul calcio e sul mondo che gli gira intorno, tra i migliori dell'ultima stagione di Festival Internazionali. Tutti e tre i film saranno in anteprima per l'Italia e saranno Copa 71, Allihiopa: The Dalkurd Story e The Home Game. Qui trovate le sinossi. Noi abbiamo già l'acquolina in bocca, e voi?Tintoria #207, ospite: Elio, di Daniele Tinti e Stefano Rapone [PODCAST]
Puntata esilarante, dall'ospite esilarante. Un viaggio tra il no sense, la musica, la storia degli Elio e le Storie Tese ed il baseball di 2 ore 11 minuti e 35 secondi che vale assolutamente la pena vivere. Ah, contiene anche 35 minuti filati di aneddoti sul Giappone semplicemente divini. Da ascoltare rigorosamente in macchina, la sera, al termine di una lunga giornata lavorativa.
Pic of the week
La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccio
Porto Alegrer (Brasile), 10 maggio 2024 - Veduta aerea dello stadio Beira-Rio, casa dell’Internacional de Porto Alegre, completamente inondato dall’alluvione che ha colpito il Rio Grande do Sul nelle scorse settimane. Secondo i funzionari locali, si tratta del peggior disastro naturale che abbia mai colpito lo stato.
(AP Photo / Anselmo Cunha)



