Questo è il #114 di Catenaccio - una newsletter che parla di sport, cultura e società.
Cari Catenacciari, buongiorno, buon fine settimana!
È finalmente arrivato l’ottavo Sportellate Magazine!
Il numero in questione esce nelle prime settimane del 2025, ma è interamente dedicato ad alcune delle più belle vicende sportive che hanno avuto luogo nel 2024.
Noterete che tra queste storie sportive che ci hanno accompagnato nel corso del 2024 ce n’è una che ci riguarda da vicino. Nel settembre scorso si è tenuta, nella splendida cornice del Cinema Fulgor di Rimini, la terza edizione del Festival della Cultura Sportiva.
Tra gli ospiti Gigi Datome, Flavio Tranquillo e Luca Ravenna. Tutto ciò, chiaramente, non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei nostri collaboratori né senza il supporto della community che si è formata attorno a Sportellate. È per questo che, ancora una volta, vi ringraziamo per essere dalla nostra parte.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo alla lettura.
Per leggere il Magazine #8, non dovete fare altro che associarvi a Sportellate e scaricarlo!
Come al solito, ricordatevi che potete scriverci per fare domande a Matteo, per insultarci, farci i complimenti, criticarci o qualsiasi altra cosa vogliate comunicare a catenaccio.sportellate@gmail.com o su tutti i canali social di sportellate.it
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IL CONTROPIEDE
La sportellata settimanale di Gabriele Moretti
Finalmente, la Juventus ha ottenuto giustizia: la Fiorentina e alcuni (dodici) suoi tifosi pagheranno (letteralmente) per la coreografia realizzata in Curva Ferrovia domenica scorsa. Martedì mattina il Giudice Sportivo ha condannato l’ACF Fiorentina al pagamento di una “ammenda di €50.000.00 [...] per avere i suoi sostenitori posizionati nel settore denominato ‘Curva Ferrovia’, prima dell’inizio della gara, esposto una coreografia contenente un’espressione oltraggiosa [sic!] nei confronti della squadra avversaria; per avere inoltre i suoi sostenitori, nel corso della gara, intonato cori beceri nei confronti di calciatori e tifosi della squadra avversaria; per avere, infine, lanciato tre fumogeni nel settore occupato dai sostenitori della squadra avversaria”. Inoltre, stando a quanto riportano La Nazione e, a ruota, diversi altri quotidiani, undici tifosi viola sono stati condannati a pagare una multa di €166 cadauno per “non aver occupato il posto assegnato, evidenziato sul titolo di accesso, essendo invece rimasti in piedi durante il corso dell’incontro, sulla balaustra metallica all’interno del settore Ferrovia” mentre una sola persona, “che ha sottoscritto la relativa richiesta di allestimento, la violazione ha riguardato l’organizzazione, ad inizio gara, di una coreografia difforme da quella autorizzata dal Gruppo Operativo per la Sicurezza” potranno esserci conseguente più gravi, probabilmente un DASPO (divieto di accesso alle competizioni sportive).
Facciamo un passo indietro per chi avesse passato l’ultima settimana in Antartide e completamente privo di connessione internet – o per chi, semplicemente, non segua ossessivamente le vicende interne e tangenti alla Serie A. Domenica scorsa si è giocato Fiorentina-Juventus (vinta 3-0 dalla squadra di casa, che ha probabilmente messo la pietra tombale sul “progetto Thiago Motta” e su qualsiasi speranza o ambizione dei tifosi bianconeri, ma questo è un altro discorso) una partita che ha un valore che va molto oltre il calcio giocato e che la Curva Ferrovia ha voluto celebrare utilizzando il più classico degli insulti – anzi, degli sfottò – calcistici nella più classica e spettacolare forma di espressione del tifo organizzato: la coreografia. Risultato, un monumentale JUVE MERDA, scritto in bianco su sfondo viola e realizzato con circa quattromila fogli di plastica colorata. Un’opera di indubbio ingenio artistico e organizzativo, realizzazione massima per dimensioni e spettacolarità di uno sfottò quasi onnipresente negli stadi italiani, uno slogan diffuso in tutto lo stivale e impresso su sciarpe, felpe, cappellini e ogni sorta di indumento o accessorio da tifosi.
Certamente un’espressione poco elegante ma, che piaccia o no, è diventata identitaria per un gran numero di piazze e un po’, come succede normalmente nei processi di creazione dell’identità, anche per gli stessi juventini, spesso orgogliosi di essere sostenitori della squadra più amata e più odiata d’Italia. Poco elegante, dicevamo, ma a mio avviso del tutto moralmente accettabile non rappresentando un insulto (ma nemmeno una presa in giro) a singoli individui, a persone deboli o indifese, non facendo leva né sul sesso né sul genere né sulla fede religiosa, l’origine etnica, eccetera eccetera. Insomma, questo benedetto JUVE MERDA altro non è che l’espressione più banale e meno violenta di una rivalità storica, una componente fondamentale del successo del calcio e dello sport in generale come fenomeni di massa, questo indipendentemente dal nostro giudizio in merito.
La rivalità tra le due tifoserie – e sottolineo tifoserie, non gruppi ultras – è una delle più radicate nel calcio italiano all’infuori dei derby ed è particolarmente sentita a Firenze, dove ha un peso emotivo maggiore di qualsiasi altra. Anche di quelle con le altre squadre toscane che, storicamente, non sono mai state in reale competizione con i viola. Scavando nel passato di questa acrimonia, c’è chi la fa risalire addirittura al 1928, quando la Fiorentina venne sconfitta per 11-0 dai bianconeri: secondo chi sostiene questa tesi, l’umiliazione non sarebbe mai stata perdonata. Tuttavia, conoscendo anche solo superficialmente le dinamiche del tifo e l’irrilevanza dei risultati in sé e per sé dei singoli risultati in questi processi, sembra più sensato guardare agli ultimi cinquanta o sessant’anni. Sul finire degli anni Sessanta, quando la Fiorentina si giocava (e in un caso vinceva) lo Scudetto, la Juventus era ovviamente una delle principali rivali sul campo. Fu proprio in questo periodo che, a quanto si racconta, i tifosi del Torino accorsero in sostegno dei Viola per uno Juventus-Fiorentina e che un’amicizia nata dal più classico “il nemico del mio nemico è mio amico” è rapidamente sfociato in un gemellaggio che dura fino a oggi: un elemento che, di sicuro, ha contribuito a cementare l’antipatia dei fiorentini verso la Juve. Come spesso accadeva in quel periodo, rivalità e sfottò si declinarono in scontri tra ultras che costellarono gli anni Settanta, ma il vero momento di deflagrazione dell’odio (sportivo) va collocato nella stagione 1981-’82, quella del cosiddetto “scudetto rubato”, arrivato senza soluzione di continuità dopo un altro presunto “scudetto rubato” dalla Juventus, quello del gol annullato a Turone. Come scriveva Giuseppe Pastore qualche anno fa “l'instabilità emotiva di una città che attendeva da tredici anni lo scudetto, che d'altra parte sta ancora rincorrendo, trasforma un episodio dubbio, ma non certo campato in aria, in un ‘furto’ con tanti punti esclamativi”. La rivalità proseguì per tutto il decennio e raggiunse un nuovo apice di isteria (e di violenza) nell’estate 1990, quando Roberto Baggio lasciò Firenze per passare proprio alla Juve e, sebbene senza mai toccare nuovamente quel picco, è proseguita tra calcio giocato e calciomercato (ricordate il caso Berbatov nel 2012?) fino al giorno d’oggi.
Ora, avendo chiara l’origine di queste vecchie ruggini, torniamo alla coreografia di domenica scorsa e alle sue dolorose conseguenze. Va detto, innanzitutto, che le multe alle società per i comportamenti scorretti o comunque non leciti dei tifosi sono all’ordine del giorno. Ogni singola settimana le società si trovano a pagare ammende per l’accensione o il lancio di fumogeni, la presenza di striscioni, bandiere o coreografie non autorizzate, per cori ritenuti ingiuriosi o discriminatori e via dicendo. Dunque, il fatto che la Fiorentina si trovi a dover pagare non è una sorpresa per nessuno. Ciò che ha sorpreso, però, è la cifra, che solitamente si aggira intorno alle poche migliaia – al massimo una dozzina – di euro. La sanzione che più si avvicina sono gli €25.000 inflitti al Napoli il 3 ottobre 2023, quando i tifosi in trasferta a Lecce avevano lanciato un gran numero di fumogeni e bottiglie di plastica e vetro in campo e verso i tifosi avversari oltre ad aver intonato “un coro becero”. Ciò significherebbe, calcolatrice alla mano, che soltanto la coreografia costerà alla società ben €25.000. Nulla da ridire, le regole sono queste, al massimo si può cercare di farle cambiare, si potrebbe dire.
Il problema però, come spesso accade, è che le regole sembrano essere applicate in maniera del tutto arbitraria nel corso degli anni e i precedenti sono tutt’altro che chiari. Quando nel derby del 29 aprile 2001 la Curva Nord dell’Olimpico esibì un pantagruelico AS ROMA MERDA, non arrivò nessuna multa. Quando invece, un anno e mezzo dopo, i tifosi del Modena decorarono il settore ospiti del Dall’Ara con un BOLOGNA MERDA, la società dovette pagare €15.000 – sanzione attenuata perché la gara era giocata in trasferta – che comprendevano anche lancio di bengala accesi sui tifosi di casa, lancio di seggiolini in campo e altri comportamenti “pericolosi per l’incolumità pubblica”. Arrivando al caso più recente, qualcuno ricorderà l’enorme INTER MERDA coreografato grazie alle torce dei cellulari nel buio di San Siro nel derby milanese del 9 febbraio 2020: un’idea così riuscita da non essere stata punita dal Giudice Sportivo. Insomma, a guardare i precedenti l’unico criterio individuabile è che la coreografia NOME-DELLA-SQUADRA-AVVERSARIA-MERDA sia accettabile solo se si tratta di una stracittadina.
Quel che è più grave, tuttavia, non è la multa salata – e condita da diffida! - imposta alla società, ma l’intervento della società avversaria, la Juventus, che si è mossa direttamente chiedendo alla questura di Firenze l’individuazione e i responsabili della famigerata coreografia “oltraggiosa”. Il termine utilizzato dal Giudice Sportivo (e, immagino, condiviso dalla Juventus) indica “un’offesa grave o lesiva della dignità”, fatto che sembra tutto da dimostrare. Davvero un insulto (se così vogliamo chiamarlo) così semplice e bambinesco, oltre che radicato nelle dinamiche del tifo italiano, può offendere o addirittura ledere la dignità di una società miliardaria e globale o quella dei suoi tifosi? Davvero si pensa che in qualche modo l’allontanamento dalla curva un capro espiatorio, il povero cristo che si è preso la responsabilità di una firma in questura, possa aiutare a fare in modo che le altre quattromila persone che hanno partecipato alla realizzazione della coreografia e tutte le centinaia di migliaia (o milioni) che ogni anno gridano “Juve merda” negli stadi italiani, cambino idea e smettano di farlo? Oppure che, magari, inizino a odiare (sportivamente) meno la Juventus e i suoi tifosi? O che addirittura questo tipo di repressione possa in qualche maniera attenuare la rivalità, far spegnere quel fuoco che brucia dal 1982, e sradicare l’antijuventinismo dall’Artemio Franchi e dagli altri stadi italiani? La risposta a tutte queste domande è, ovviamente, un secco no e la Juventus lo sa perfettamente. Questa mossa non è stata altro che un’infantile vendetta, se non una sorta di querela intimidatoria (mi ha ricordato molto la querela del presidente Giorgia Meloni al comico Daniele Fabbri di cui si sta parlando in questi giorni), una reazione non dissimile da quella del bambino che si rivolge alla maestra lamentando che in giardino il compagno di classe ha detto “cacca”.
Per concludere, va sottolineata anche l’arbitrarietà di queste sanzioni. Chi scrive non è certo un amante del far west negli stadi, di un ambiente in cui (almeno in curva) l’unica regola che comanda è quella della prepotenza e della forza fisica. Non sono nemmeno dell’idea che qualcuno debba essere al di sopra delle regole, oppure esserne esentato per motivi contingenti. Allo stesso tempo, però, mi rifiuto di accettare che le regole non valgano per nessuno, tranne che per quei pochi che di volta in volta si decide di colpire. Le regole, allo stadio come ovunque, devono innanzitutto aderire alla realtà. Negli stadi italiani ogni singolo biglietto o abbonamento corrisponde a un preciso posto a sedere ed è “diritto e dovere” del pubblico occuparlo “seppure non utilizzato da altri soggetti” ma sappiamo benissimo che – almeno in curva – nessuno ha mai rispettato questa regola. Unico precedente in cui si abbia notizia di sanzioni per non aver rispettato il posto è stato all’Olimpico, quando una cinquantina di tifosi romanisti, laziali, udinesi e juventini è stata multata nell’arco di tre partite (sì, solo in quelle tre partite). Tutti gli altri, immagino, erano rigorosamente seduti al posto assegnato. Così come tutti gli altri 4000 fiorentini in Curva Ferrovia domenica e le altre decine di migliaia nelle curve degli stadi italiani di ogni categoria.
Lungi da me dall’auspicare un sistema severo e repressivo come quello britannico ma lì, va detto, le regole si applicano in maniera uguale per tutti. Se il problema è non rispettare il regolamento dello stadio occupando un posto che non è quello assegnato, che le questure quantomeno si prendano l’onere di multare ogni singola persona che occupa un posto diverso da quello scritto sul proprio abbonamento o biglietto. Se lo sfottò – che sia coro, striscione, bandiera, due-aste o coreografia – è oltraggioso, che lo sia sempre e non soltanto quando solleva polemiche e piagnistei. Oppure, a mio avviso scelta più saggia, società, federazione, giudici sportivi e questori potrebbero dedicare i propri sforzi a individuare e colpire chi compie reati, discrimina, inneggia a fascismo e razzismo all’interno degli stadi, abolendo regole inapplicabili e inapplicate sul posto da occupare e su sfottò, rendendo gli stadi in cui il tifo possa esprimersi anche attraverso la rivalità e l’insulto, da sempre cuore (almeno in parte, ovviamente) della passione per il calcio.
Nel frattempo, se foste interessati ad aiutare i tifosi della Fiorentina nel pagare queste multe assurde, sappiate che sono stati realizzati dei poster A3 della coreografia JUVE MERDA e che si possono comprare alla cifra simbolica di 10€.
4-4-2
Sport e numerologia con Alessandro Ginelli
4 - Le nazionali già qualificate ai mondiali di calcio 2026. Oltre ai padroni di casa di Stati Uniti, Canada e Messico, questa settimana il Giappone ha occupato il primo slot disponibile battendo 2-0 il Bahrein e portandosi a +10 (e +24 di differenza reti) sull’Arabia Saudita terza in classifica. Lunedì 24 sapremo anche chi si qualificherà in Oceania tra Nuova Caledonia e Nuova Zelanda (di gran lunga favorita) e martedì potrebbe aggiungersi l’Iran battendo o pareggiando con l’Uzbekistan. Se volete sapere tutto su queste qualificazioni, seguite il nostro podcast Venti Ventisei.
1:30.849 - Il giro veloce di Lewis Hamilton a Shanghai. Record della pista e pole position per la gara sprint lasciandosi alle spalle Verstappen e le velocissime McLaren. Il suo primo acuto in Ferrari ci dice che la macchina, forse, è meno lenta di quanto potesse sembrare ma soprattutto che il baronetto, nonostante i quarant’anni sul groppone, non ha alcuna intenzione di abdicare.
17.80 - La lunghezza del salto con cui Andy Díaz Hernández ha superato il record italiano indoor nel salto triplo e, soprattutto, ha vinto la medaglia d’oro ai mondiali di Nanchino. L’azzurro di origini cubane era già detentore del record italiano all’aperto, dell’oro europeo (vinto a inizio marzo) e di un indimenticabile medaglia di bronzo a Parigi 2024.
2007 - L’anno di nascita di Federico Cinà, il più giovane tra i tanti talenti espressi dal tennis italiano in questi ultimi anni. Reduce dalla prima finale Challenger in carriera ad Hersonissos (Grecia), il diciassettenne ha partecipato per la prima volta al Masters di Miami da numero 441 del ranking ATP, battendo l’argentino Comesaña (numero 64 al mondo) 6-7 6-7 per poi essere eliminato da Dimitrov al secondo turno. Un esordio che fa molto ben sperare.
23 - I punti realizzati in soli 21 minuti in campo da Simone Fontecchio nel 127-81 contro i New Orleans Pelicans. 9/10 dal campo e 5/5 da tre punti sono altri numeri che incoronano la miglior prestazione dell’italiano da quando veste la maglia dei Detroit Pistons che, con un record di 38-31, sono ancora in piena corsa per i playoff nella Eastern Conference.
5 COSE
Matteo Orlandi ha 5 opinioni su tutto.
Voi che leggete siete già a conoscenza degli esiti del sabato sprint cinese. Lewis Hamilton si è preso la pole sprint e ha dato una prima indicazione sul fatto che il piede non accenna ad invecchiare. Leclerc inizia a vedere qualche fantasma. La stagione però è lunga e noi proviamo ad immaginarla, con tanti scenari distopici.
1. Hamilton mondiale
Hamilton è semplicemente inarrestabile. Dopo un avvio tremebondo, la Ferrari da Imola si sistema e inizia a vincerle tutte. Hamilton ne vince quattro di fila e Leclerc lo butta fuori a Silverstone, prendendo due gp di squalifica. Mclaren, Mercedes e Red Bull restano lontane, la cavalcata è straordinaria. L’ottavo Mondiale arriva a Las Vegas con due gran premi di anticipo.
2. Hamilton gregario
La Ferrari funziona ma il Mondiale è serrato. Nelle piste veloci la Rossa è lontana per tutti ma nei cittadini la McLaren ha qualcosa in più. Leclerc suggella la rimonta vincendo ancora a Monza e il Mondiale, nella lotta tra lui e Norris, è apertissimo. Lewis, terzo nel mondiale piloti, si mette a disposizione del sogno mondiale del monegasco. In Brasile fa 7 pit stop per provare le gomme su condizioni diverse di pista bagnata e ad Abu Dhabi lotta con Norris mandandolo fuori giri. Il Mondiale è di Leclerc, che porta sul podio più alto insieme a lui lo stesso Lewis.
3. Hamilton furioso
La Ferrari è semplicemente un disastro. Lontanissime Mercedes, Red Bull e Mercedes, alla Rossa rimane lottare con Williams e Alpine. Hamilton è furioso e lotta a centro gruppo come un leone ma senza esiti. A Spa gli montano due gomme dure e due gomme morbide ed invita via radio ad andare tutti a lavorare. Tra problemi tecnici e disastri di strategie, Hamilton chiude la stagione ottavo nel Mondiale e viene annunciato a fine anno come nuovo pilota Red Bull, di fianco a Verstappen.
4. Hamilton lento
La pole di Shanghai rimane un unicum. Hamilton semplicemente non funziona; è lento, commette errori su errori, non ha ritmo. Leclerc, sempre avanti, dice che bisogna aspettarlo, ma la classifica è impietosa. Finisce nella mediocrità, con un paio di podi a non salvare una stagione molto negativa. A Interlagos l’annuncio. Nel 2026 ci sarà la sua ultima stagione in Formula 1.
5. Hamilton italiano
Hamilton inizia ad interessarsi sempre di più alle dinamiche italiane. Girano foto di lui nel paddock mentre legge il sole24ore a colazione. Ospite di Lilli Gruber ad Otto e Mezzo afferma che la Meloni è amica dei nazionalismi. Salvini lo insulta dicendo che deve pensare solo a correre; Hamilton risponde indossando una felpa con scritto No Pontida sul podio di Silverstone. A Monza ha un incontro con Mattarella che lo definisce “baluardo di civiltà”. A febbraio va a Sanremo e dice che ascolta solo Lucio Dalla prima delle gare. Si ritira nel 2027 e inizia a fare vino in Toscana, dove rimane a vivere.
LA QUALITÀ CI HA ROTTO IL C**O!
I momenti più imbarazzanti della settimana secondo Leonardo Salvato.
Massimo Coda da Cava de' Tirreni è ora un uomo in missione: dopo una carriera che lo ha portato a girare in lungo e in largo i campi della provincia di tutta Italia e anche oltre (18 gol e una coppa nella sua avventura slovena), togliendosi diverse soddisfazioni, a 36 anni ha ancora una sola cosa da chiedere al calcio: entrare nella storia del campionato cadetto come migliore marcatore all-time della Serie B. Una riconoscimento che però sembra stregato: il trono appartiene da tempo immemore all'altoatesino Stefan Schwoch, e sul suo record sembra esserci una sorta di maleficio, visti i tantissimi che sono arrivati a pochissime marcature dal superarlo, ma senza riuscirci. Insomma, per compiere la sua impresa, o quantomeno arrivare a -1, Coda ha bisogno non solo di spremere a fondo le sue energie, ma anche di un aiuto esterno. Chi meglio di un buon amico come Emil Audero?
Restando, molto marginalmente, in tema con la Sampdoria: un grandissimo ex tecnico del Doria, Vujadin Boskov, definiva il campione come colui che "vede autostrade laddove altri vedono solo sentieri". Un'autostrada di certo la vede anche Dusan Vlahovic, ma è una di quelle care agli AC/DC e ai loro fan: un'autostrada per l'inferno, che la Juventus ha imboccato e sulla quale non trova uscite intermedie in cui immettersi.
Un'autostrada simile l'ha imboccata Giovanni Simeone: il cholito infatti sembra la copia sbiadita del giocatore utilissimo e spesso decisivo capace di apporre la sua firma a caratteri cubitali sul terzo scudetto del Napoli solo due anni fa grazie ai suoi gol decisivi dalla panchina. L'attaccante argentino infatti, in una stagione in cui ha avuto diversi encomi per la garra con la quale entra in campo a lottare per mantenere il risultato, in termini di reti è fermo all'unica realizzazione datata 25 settembre 2024: quando ha avuto l'occasione per ritoccare le sue cifre verso l'alto, per due volte in queste settimane da posizioni più che favorevoli, è sempre arrivato all'appuntamento col gol in ritardo o poco lucido. Insomma, Simeone si fa apprezzare più per il suo ardore, che per i gol: una frase che descriverebbe una grandissima stagione, se Giovanni avesse fatto il mediano come suo papà...
I CONSIGLI DEL DIRETTORE
Cose da leggere, guardare e acoltare suggerite da Lorenzo Lari
Arrigo Sacchi, l'uomo che ha rivoluzionato il calcio, di Michele Cecere [ARTICOLO]
Esiste un allenatore più influente e controverso di Arrigo Sacchi nella storia del calcio? No, probabilmente no. Per alcuni un profeta, un visionario, studiato tatticamente da più generazioni di giovani allenatori, portatore di una nuova visione del calcio. Per altri un eretico, uomo sempre sul punto di un esaurimento nervoso, odiato dai suoi stessi giocatori per la gestione opprimente delle energie. Ha scritto di lui sul nostro sito Michele Cecere e l'ha fatto come spesso gli capita in maniera divina.Tintoria #246 - Berrettini [PODCAST]:
Bello, "bono", fortissimo con la racchetta in mano, intelligente e pure terribilmente simpatico. Matteo Berrettini ospite a Tintoria è promosso a pieni voti per la capacità di prendersi in giro e di offrire spunti più che interessanti (vedi il capitolo doping). Una delle migliori puntate degli ultimi mesi.Adolescence [SERIE TV]:
Non c'era certo bisogno del sottoscritto per consigliarvi la serie TV del momento, ma se ne stanno parlando tutti qualche ragione fidatevi che c'è. Adolescence racconta del dramma di una famiglia che vive in una tranquilla cittadina britannica. Si divide in 4 episodi e la potete visionare su Netflix. E' una miniserie piuttosto disturbante, ma ne vale la pena.
Pic of the week
La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccio
Manchester (Regno Unito) - 15 marzo 2025
L’esterno ecuadoriano del Brighton Pervis Estupiñán festeggia il gol del 2-2 contro il Manchester City.






Caro Stefano, perché tutto questo livore?
Non ho scritto con la sciarpa viola e non c'entro nulla né con la Fiesole né con la Ferrovia. Anzi, se proprio vuoi saperlo, l'articolo l'ha scritto un tifoso sampdoriano. Ho voluto condividere la raccolta fondi perché mi sembra un buon modo per aiutare i tifosi (secondo me) ingiustamente multati.
No, non so cosa facciano entrare a Torino allo stadio, so che però in tutti gli altri stadi non ho mai visto problemi su sciarpe con insulti o altri indumenti del genere e di stadi ne ho girati parecchi nella mia vita. Mi dispiace sia così, sono d'accordo che non sia giusto! Dovrebbero farle entrare anche all'Allianz Arena.
Riguardo alla differenza nei controlli - cioè all'aver fatto entrare la coreografia - la spiegazione è semplice: i tifosi viola avevano concordato con la questura una roba diversa (e per questo la persona che si è presa la responsabilità è stata denunciata e multata e forse riceverà il DASPO, come ho scritto). La coreografia poi è stata realizzata con oltre 4000 fogli di plastica viola, bianchi e rossi. Anche se ogni singolo foglio fosse stato controllato dagli steward o dalla polizia, come avrebbero fatto a sapere prima che scritta o disegno sarebbe stato realizzato con gli stessi?
Mi sembra abbastanza assurdo accusare di non aver parlato delle differenze nell'applicazione dei controlli e dei regolamenti, comunque: è proprio il fulcro dell'articolo!
Sulla coreografia della Lazio del 2001, gli articoli dell'epoca non menzionano né multe né squalifiche del Giudice Sportivo. Se no dimostrarai il contrario ammetterò senza alcun problema di essermi sbagliato e ti ringrazierò con piacere per la puntualizzazione: non ho nessun interesse a sostenerlo per principio, semplicemente ho scritto in base alle informazioni che ho trovato.
Anche se non c'entra nulla, comunque, ti faccio contento: w la libertà di espressione!
Premesso che non mi ha per nulla scandalizzato la coreografia dei viola mi fa un po' ridere però la parzialità dell'articolo. nessun accenno alla diversa applicazione dei controlli allo stadio da parte delle questure (lo sa l'autore che a torino non fanno entrare manco una sciarpa con viola merda?) e la info sulla mancata multa alla lazio mi pare una fake news. se si vuole far credere che il problema è la coreografia in sè, ma come dire....la morbidezza dei controlli al Franchi, mi sembra chiaro che l'articolo è scritto con la sciarpa viola. adesso, ripeto, i viola han fatto non bene ma benissimo a fare quella coreografia e si accetta. peraltro in campo gli abbiamo dato ampiamente ragione in campo. meno che una newsletter diventa una fanzine della fiesole. e fa pure pubblicità alla raccolta fondi. traetene le conseguenze, io ho tratto le mie. ps: quando ci sarà la risposta perchè prima o poi ci sarà sicuro che l'illuminato autore difenderà la libertà di espressione